Monitoraggio del Radon nell’area metropolitana di Roma

Una campagna di misura predisposta dall’ARPA Lazio con la partecipazione dei dipendenti dell’Agenzia

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Nell’ambito delle politiche di protezione dell’ambiente e della popolazione, l’ARPA Lazio effettua indagini sulla presenza del radon all’interno degli edifici nel territorio della regione per caratterizzare il territorio e aggiornare i dati raccolti con la mappatura effettuata nel periodo 2005-2010, così da arrivare a una migliore definizione delle aree prioritarie ai sensi del D.Lgs. n.101/2020, ovvero le aree in cui si stima che la percentuale di edifici, che supera la  concentrazione media annua di attività di radon di 300 Bq/m3, sia pari o superiore al 15%.

Considerato che, a causa della pandemia, non è stato possibile proseguire le attività di monitoraggio all’interno delle scuole e che risulta necessario approfondire la conoscenza dei livelli di concentrazione del radon nell’area metropolitana di Roma, l’Unità area nord del Servizio qualità dell’aria e monitoraggio degli agenti fisici ha predisposto una nuova campagna di misura che prevede il coinvolgimento dei dipendenti dell’ARPA Lazio, su base volontaria.

L’indagine riguarderà circa 50 abitazioni selezionate sul territorio metropolitano di Roma che si trovino al piano terra, primo o secondo. Le misure avverranno nell’arco di due semestri (maggio/ottobre 2021 e novembre 2021aprile 2022) e ai dipendenti verranno forniti due piccoli contenitori in plastica (dosimetri) per semestre, da posizionare in locali regolarmente utilizzati all’interno dell’abitazione.

Lo strumento utilizzato per la misura è un rivelatore a tracce nucleari a stato solido del tipo CR-39 allocato all’interno di un contenitore (denominato camera di diffusione) che consente il solo passaggio del Radon-222 per una più accurata valutazione della concentrazione del radioisotopo in esame. La struttura del CR-39 viene danneggiata dall’interazione con la radiazione alfa emessa dal Radon-222 attraverso la formazione di tracce latenti di dimensioni nanometriche.

Terminata l’esposizione, il rivelatore verrà trattato nel laboratorio specializzato della sede ARPA Lazio di Viterbo: le tracce latenti saranno amplificate a dimensioni di qualche micron mediante l’azione di un bagno caustico termostatato e le tracce amplificate verranno analizzate mediante un microscopio per il calcolo della concentrazione di attività.

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