In Arpa Lombardia, la Rete Sviluppo Sostenibile… si mette in pista!

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La Rete dei Referenti per lo Sviluppo Sostenibile di Arpa Lombardia, operativa da inizio 2021, sta focalizzando i suoi sforzi iniziali e il suo confronto interno attorno a tre grandi temi:

  • Transizione Energetica
  • Riduzione dei rifiuti
  • Mobilità sostenibile

Proprio questo ultimo tema, al centro di gran parte degli incontri della Rete, è segno distintivo del contesto storico che stiamo vivendo, ma anche di uno spirito fortemente orientato alla concretezza che sta maturando all’interno del Team.

Infatti, la pandemia COVID19 induce a porsi una serie di domande tanto sulle possibili origini di un rapporto uomo/ambiente sempre meno equilibrato, quanto sui suoi effetti a breve, medio e lungo periodo connessi allo sviluppo economico, sociale e decisionale.
Mai come oggi, la definizione di salute intesa come “stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie” svela la sua veridicità.

Il COVID19, oltre ad aver colpito il nostro benessere fisico, attaccando una delle funzioni vitali più basilari e meccaniche – il respiro – ora sembra lasciare strascichi anche sul nostro benessere psichico (relazioni sociali fortemente limitate, isolamento forzato, l’impossibilità pressoché totale di vivere “il contatto” con il prossimo, etc.).

È in questo specifico scenario che trovano ancora più significato alcuni dei target dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, legati anche e soprattutto alla mobilità sostenibile:


Goal 3: l’Oms indica “il movimento” come uno strumento per la prevenzione di malattie fisiche e psichiche, e suggerisce di praticare un minimo di 150 minuti al giorno di attività fisica aerobica d’intensità moderata. L’uso della bicicletta o il semplice camminare per recarsi sul luogo di lavoro può diventare una abitudine da coltivare anche in tale prospettiva.

Goal 11: pensiamo allo sviluppo dei centri urbani, di quelli industriali-artigianali, commerciali o dei poli di servizio.

Solo in questi ultimi anni (a parte alcune nicchie già storicamente attente al tema, in particolare nel Nord Europa) si assiste a un approccio più attento alla progettazione urbana, che considera come fulcro centrale lo spostamento in sicurezza anche dei soggetti più deboli (pedoni, ciclisti) e/o fragili (disabili, anziani, etc.).
In questo contesto molti atti di pianificazione territoriale hanno iniziato, forse ancora troppo timidamente, a rivedere i Piani Urbani del Traffico e a progettare percorsi di connessione ciclo pedonale urbana e extraurbana.

Goal 13: la mobilità dolce e sostenibile può essere uno strumento impattante per migliorare sia la qualità ambientale sia lo stato psicofisico degli abitanti degli agglomerati urbani.

Ad oggi, in piena pandemia, sempre meno gente vuole prendere i mezzi pubblici per spostarsi nelle città. È dunque necessario implementare un’alternativa valida, strutturata, stabile e sostenibile al trasporto pubblico locale. Occorre progettare e riprogettare la mobilità cittadina per renderla resiliente, avendo sempre chiaro in mente il concetto di sicurezza.

Condividendo questo quadro d’insieme, la Rete dei Referenti sta ragionando su alcune azioni da portare avanti sia all’interno di Arpa sia rivolte verso l’esterno, con l’auspicio di aprire un confronto con le realtà territoriali.

Per sensibilizzare il personale dell’Agenzia e stimolare l’uso della bicicletta, la Rete ha intrapreso una mappatura delle singole realtà provinciali, con l’obiettivo di condividere con i colleghi di ciascuna sede i percorsi ciclabili – ma non solo – su cartine virtuali (utilizzando le funzioni di Google Maps).
Si punta ad arricchire progressivamente la mappa dei percorsi maggiormente fruibili, con le indicazioni dei punti di bike sharing, piste ciclabili, mezzi pubblici, ecc. Saranno ad esempio evidenziate le tratte per raggiungere il luogo di lavoro da casa (gli itinerari principali), per raggiungere altri enti territoriali con cui si hanno frequenti rapporti lavorativi, per recarsi alla sede lavorativa con mobilità dolce dalle stazioni ferroviarie limitrofe, per identificare tutti quei percorsi abituali che possono essere raggiunti comodamente con la bicicletta (o con mobilità dolce, più in generale).
I percorsi terranno conto della loro brevità, della sicurezza degli stessi, del piacere di percorrerli e delle emissioni di CO2 che si andranno a risparmiare.

Nella prospettiva di un confronto con le altre realtà territoriali, la Rete sta ragionando sulla modalità di dialogo da proporre, affinché possano essere messe “a fattor comune” le diverse competenze e i diversi ruoli istituzionali, con il proposito, anche in questo caso, di ottimizzare la quantità e la qualità di percorsi ciclabili del territorio e delle realtà urbane, e rendere quindi vantaggioso l’utilizzo della bici.

In questo senso, sembra venirci incontro “Regolamento per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” (Decreto Ministeriale N. 557 del 30/11/1999), quando esplicitamente afferma che occorre “puntare all’ attrattività, alla continuità e alla riconoscibilità dell’itinerario ciclabile, privilegiando i percorsi più brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di indagini sull’origine e la destinazione dell’utenza ciclistica”.

Queste immagini, scelte a puro scopo illustrativo, indicano un elemento decisivo per l’efficacia delle iniziative a favore della mobilità dolce, soprattutto in una prospettiva post-pandemica: non sempre sono garantite le migliori condizioni di sicurezza e praticabilità per i ciclisti. Oltre alle ovvie conseguenze, ciò rischia anche di vanificare lo sforzo economico sostenuto e di ridurre l’impatto “culturale” legato a una transizione verso modalità di trasporto più sostenibile.

Già molti comuni hanno inserito la mobilità sostenibile nei loro piani per la riduzione delle emissioni di gas serra, prevista dal Patto dei Sindaci, ma favorire questa transizione ecologica deve anche poter diventare una scelta individuale davvero incisiva, semplice, sicura, piacevole e, perché no, vantaggiosa quantomeno in termini di “usabilità”.

A nostro avviso, per rendere organico e sistemico il passaggio a una mobilità sempre più sostenibile e a un uso “smart” della bicicletta è necessario un approccio multi-integrato sul tema (tecnico, qualitativo, ambientale, normativo, legato alla viabilità, alla sicurezza, etc.), dato dall’azione comune delle realtà istituzionali competenti in materia. Processo nel quale anche le nostre Agenzie potrebbero dare un contributo significativo, ad esempio integrando il monitoraggio ambientale nelle Valutazioni Ambientali Strategiche collegate ai Piani di Governo del Territorio, ai Piani di Mobilità sostenibile, ecc. o nei programmi di miglioramento della qualità della vita urbana (Patto dei Sindaci, Green City Accord).

Abbiamo bisogno che i benefici dell’Agenda 2030 ricadano direttamente sui cittadini e sulle persone che abitano o vivono le città, per non rendere vani gli sforzi dedicati al raggiungimento dei suoi Obiettivi, migliorando la qualità decisionale complessiva nella progettazione degli itinerari ciclabili.

 A cura di Mauro Mussin – Arpa Lombardia

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