Esposizione a PM e impatti sulla salute

Risultati di due studi condotti, tra gli altri, dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio

596

Uno studio analitico longitudinale condotto da ricercatori provenienti da CNR, Università di Palermo, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio e INAIL è andato ad  indagare e stimare gli effetti dell’esposizione a PM10 e PM2.5 sull’incidenza di malattie respiratorie in un campione residente a Pisa, in un’area caratterizzata da un livello medio-basso di inquinamento atmosferico.

Del campione, composto da 305 adulti (135 uomini e 170 donne), con un’età media di circa 56 anni, residenti nella stessa zona per tutto il periodo dello studio, ovvero a partire dal 1991, sono stati considerati i singoli fattori di rischio, ad esempio essere fumatori, l’esposizione professionale.

I livelli di esposizione mediana (25°- 75° percentile) sono stati di 30,1 µg/m3 (29,9-30,7 µg/m3) per il PM10 e 19,3 µg/m3 (18,9-19,4 µg/m3) per il PM2,5.

L’incidenza della rinite è stata significativamente associata all’aumento del PM2,5, l’incidenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è stata invece significativamente associata al PM10, nonché all’età e al fumo; inoltre, l’incidenza del catarro cronico è stata collegata all’aumento di PM2,5 e all’esposizione professionale. Anche se riportato per completezza, l’incidenza globale di asma era troppo bassa per produrre stime affidabili.

Questi risultati forniscono nuove informazioni e prove sugli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico da PM sulla salute respiratoria. Le diverse associazioni di PM10 e PM2.5 con i diversi disturbi respiratori, presenti nello studio, possono suggerire ulteriori direzioni di ricerca e possono anche costituire elementi utili per la definizione di politiche e provvedimenti normativi.

Lo studio si colloca tra le linee di ricerca del progetto BEEP – Bigdata in Epidemiologia ambiEntale ed occuPazionale.

Un altro studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio tra il 2006 e il 2017 nella città di Roma è andato ad analizzare la possibile associazione tra livelli giornalieri di inquinamento atmosferico e trombosi venose profonde degli arti inferiori ed embolia polmonare, con particolare riferimento all’esposizione a breve termine a PM2.5.

Se infatti sappiamo che l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di mortalità e morbilità cardiovascolare, sono disponibili ancora poche prove sugli effetti dell’inquinamento sul tromboembolismo venoso, una malattia vascolare comune.

Per lo studio in questione sono stati analizzati tutti i ricoveri urgenti per trombosi venosa profonda o embolia polmonare tra i pazienti di età superiore a 35 anni nella capitale nel periodo di riferimento; è stato quindi esaminato se

  • l’esposizione a breve termine al PM2,5 aumenta il rischio di ricovero in ospedale per queste due patologie
  • le associazioni dipendono dal periodo dell’anno (stagioni calde/stagioni fredde), da sesso, età e comorbidità, ovvero la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo.

Dallo studio è emerso che l’esposizione a breve termine al PM2,5 è associata ad un aumento del rischio di ricovero in ospedale per embolia polmonare durante la stagione calda (da aprile a settembre); non sono invece emersi effetti statisticamente significativi durante la stagione fredda o per i ricoveri per trombosi venosa profonda. L’età, il sesso e le condizioni di comorbidità non modificano l’associazione evidenziata.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.