La qualità dell’aria durante l’emergenza Coronavirus in Valle d’Aosta

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Le misure di confinamento per limitare la diffusione del COVID-19, avviate in Valle d’Aosta il 9 marzo, sono state ulteriormente prorogate. Dopo ormai più di 5 settimane di restrizioni nella mobilità e di riduzione della circolazione, ci si chiede quale sia l’evoluzione degli impatti sulla qualità dell’aria e se sono confermate le tendenze rispetto alle prime osservazioni. ARPA presenta un aggiornamento al 15 aprile relativo alla variazione del carico emissivo e alle conseguenze sulle concentrazioni rilevate di inquinanti atmosferici.

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Analisi preliminare della qualità dell’aria in Valle d’Aosta durante l’emergenza Covid-19 – Aggiornamento al 15 aprile 2020 (pdf, 1MB)

Le misure di confinamento hanno inciso in modo molto significativo sul traffico e su alcune attività produttive. I primi dati di traffico mostrano una importante riduzione dei flussi sia in ambito urbano (in Aosta dell’ordine dell’80%) sia autostradali e attraverso i due tunnel (dal 46 % all’80%, per il traffico leggero e dal 20 % al 32% per il traffico pesante).

La riduzione delle emissioni rilasciate in atmosfera durante queste prime cinque settimane di confinamento è stata valutata nel 41% per gli ossidi di azoto e del 17 % per il particolato atmosferico.

A causa delle differenti caratteristiche e della diversa origine delle sorgenti emissive, alla riduzione delle emissioni, non corrisponde una proporzionale riduzione delle concentrazioni in atmosfera. Si registra infatti una più evidente diminuzione delle concentrazioni per il biossido di azoto che per il PM10. La prima possibile spiegazione è legata al fatto che la sorgente primaria principale di particolato è da attribuire al riscaldamento e non è stata ridotta durante questo periodo di emergenza sanitaria. Va inoltre considerato che i livelli di particolato in atmosfera sono soggetti a dinamiche più complesse, come la formazione di particolato secondario, molto sottile che rimane in sospensione in atmosfera per periodi molto lunghi e può essere trasportato su larga scala, sovra regionale e anche sovra nazionale. Hanno quindi potuto influire sulle concentrazioni localmente rilevate di particolato atmosferico eventi di trasporto di particolato minerale proveniente da zone anche molto lontane dalla nostra regione (ad esempio nelle giornate del 29-30 marzo e del 14 aprile, trasporto di particolato-dust dal Mar Caspio).
Nelle vicinanze di una sorgente emissiva primaria costituita da un’industria produttiva che ha dovuto interrompere la sua attività, la riduzione delle polveri PM10 è netta, come si è osservato nella stazione industriale di I Maggio, dove il contributo dell’acciaieria CAS alle concentrazioni di PM10 è importante.

L’osservazione che drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre garantiscono una riduzione evidente di particolato mostra in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione e all’accumulo e al trasporto di particolato. Queste considerazioni non devono far pensare che non ci siano azioni efficaci per ridurre ulteriormente le concentrazioni di polveri, ma piuttosto far riflettere sulla natura complessa e “globale” del fenomeno, sulla necessità di agire con misure a larga scala che siano strutturali e che abbiano una durata stabile nel tempo.

Vedi il precedente articolo sullo stesso tema.

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