Ecologia è buongoverno

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Rosa Filippini e Mario Signorino nel 1978

Rosa Filippini ha recentemente curato un libro, “Ecologia e buongoverno. La questione ambientale in Italia attraverso la visione, l’iniziativa riformista e le polemiche di un ecologista scomodo” che raccoglie gli scritti più significativi di Mario Signorino sull’ambientalismo e sul governo delle questioni ambientali, e che coincide con il quarantennale dalla nascita dell’associazione ambientalista “Amici della Terra”, che ha presieduto per molti anni.

Il volume è denso di contenuti di grande interesse, in particolare per chi oggi è impegnato quotidianamente sulle tematiche ambientali, come gli operatori del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

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In questo articolo, ci soffermiamo in particolare su due capitoli del volume nei quali sono contenuti gli scritti di Mario Signorino, “Ecologia è buongoverno. Per una riforma dello Stato e dell’ambiente” (del giugno 1991) e “Breve la storia felice dell’Anpa” (dell’aprile 2014).

Naturalmente lo facciamo perché il primo di questi interventi rappresenta in qualche modo la genesi remota del Snpa, in quanto è dall’iniziativa referendaria degli Amici della Terra che poi sono nate le agenzie per la protezione dell’ambiente, ed il secondo costituisce una lettura critica della prima fase di vita dell’agenzia nazionale (Anpa), ora diventata Ispra, guidata in quel periodo, appunto da Mario Signorino.

Per gli Amici della Terra, il documento/manifesto che Mario Signorino scrisse per l’occasione e che – grazie alla gentile concessione dell’editore riproponiamo in questa pagina – rappresentò una pietra miliare, che ancora oggi, la nuova presidente dell’associazione – Monica Tommasi (vedi anche l’intervista che Arpatnews le ha fatto all’indomani della prima Conferenza nazionale del Snpa) – considera riassumerne il senso e la missione «il problema ambientale è innanzitutto un problema di cultura e di buona amministrazione che sono le carenze più grosse della politica italiana. È dunque inevitabile che, se lo Stato non funziona, anche l’ambiente si ritrovi privo di tutela».

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Rosa Filippini (vedi anche l’intervista che Arpatnews le fece all’indomani dell’approvazione della legge 132/2016) , nella introduzione al volume evidenzia come “Fra gli obiettivi ambientali indicati nel documento, compare per la prima volta la sottrazione dei controlli ambientali alle Unità Sanitarie Locali, Usl, e la creazione di uno specifico servizio nazionale articolato su basi regionali che, di lì a un anno sarebbe diventato l’oggetto del referendum promosso dagli Amici della Terra. Si tratta perciò del primo atto dell’iniziativa più importante che l’Associazione ascrive alla propria storia, vincente benché condotta in solitaria e con una incredibile sproporzione di forze rispetto ai tanti avversari dell’epoca. Gli esiti del referendum, infatti, condizionarono per l’intero decennio la nostra attività e, soprattutto, contribuirono in modo determinante al completamento del sistema di governo dell’ambiente in Italia. La raccolta delle firme per il referendum si tenne nell’autunno del 1991, e per la nostra struttura rappresentò uno sforzo epico.”

Ricordiamo, infatti, che tra l’ottobre del 1991 e il gennaio 1992 l’associazione promosse il referendum sui controlli ambientali, raccogliendo oltre 700.000 firme. (vedi anche “Le agenzie ambientali come sono nate“) L’iniziativa seguiva di pochi anni l’istituzione, per la prima volta in Italia, del Ministero per l’Ambiente (agosto 1986).

Obiettivo del referendum era quello di togliere la responsabilità dei controlli ambientali alle Unità sanitarie locali – che lo esercitavano attraverso i presidi multizonali di prevenzione – per affidarle ad un apposito “Servizio nazionale di protezione ambientale”, articolato in un’Agenzia centrale ed in agenzie regionali. Contemporaneamente alla raccolta delle firme infatti l’associazione predispose una proposta di legge in merito. Gli Amici della terra sostenevano che le Usl gestivano il controllo sull’ambiente come un’attività marginale, per la quale non possedevano né il personale sufficiente, né i finanziamenti, né le attrezzature necessarie: quindi i controlli ambientali venivano fatti solo sulla carta.

Nella primavera del 1993 si tenne il referendum, insieme con altri 8 quesiti, fra i quali i più rilevanti sul sistema elettorale del Senato ed il finanziamento pubblico dei partiti. Il referendum superò ampiamente il quorum richiesto, infatti votarono per questo quesito quasi 37 milioni di elettori (76,8%). A favore si espressero in 28.415.407 (82,6%) e contro in 5.997.236 (17,4%).

Si creò in questo modo un vuoto di competenze che fu colmato dal Parlamento con la Legge 21 gennaio 1994 n. 61 di conversione del decreto legge 496/93, che affidò ad apposite “Agenzie Regionali” i compiti relativi alla vigilanza e controllo ambientale in sede locale. La legge 61/94 istituì inoltre l’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), poi APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) e oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con l’incarico di indirizzo e di coordinamento tecnico delle Agenzie regionali e delle Agenzie delle Province autonome. Un percorso che ha segnato la sua ultima tappa con l’approvazione quasi unanime da parte del Parlamento della legge 132/2016 e l’istituzione del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

La nascita del sistema delle agenzie ambientali vide Mario Signorino protagonista, in quanto proprio lui fu nominato Presidente della neonata ANPA il 20 febbraio 1995, incarico che ricoprì fino al gennaio 2018.

Rosa Filippini, sottolinea come Signorino “Lavorò a testa bassa alla costruzione dell’ente per tre anni. Di quel periodo, da bravo storico, lasciò una traccia minuziosa in un rapporto sull’attività svolta.” che utilizzò per parlarne in un articolo su Astrolabio nel ventennale della nascita di Anpa – che, grazie alla gentile concessione dell’editore riproponiamo in questa pagina.

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L’inizio del lavoro non fu affatto facile: “L’Anpa ha dovuto soffrire a lungo la sospensione dei provvedimenti attuativi della legge 61/94. L’isolamento che ne è derivato, aggravato da ripetuti attacchi politici, rendeva credibile la prospettiva ravvicinata di un’estinzione dell’ente. [. . . ] Nell’anno trascorso dall’approvazione della legge istitutiva, era stata garantita solo l’ordinaria amministrazione, prima con modalità di incerta connotazione giuridica e poi con una breve gestione commissariale.” Evidentemente l’impegno per la protezione dell’ambiente è un ambito affatto semplice in questo Paese.

Al termine del suo mandato Signorino traccia un consuntivo del lavoro svolto: “Malgrado gli ostacoli e i ritardi, si è messo in moto un processo di riforma di grandissima portata che interessa i livelli nazionale e regionale. Si sta formando per la prima volta, sul territorio nazionale, il settore tecnico ambientale: quello che una volta a regime, garantirà al governo dell’ambiente l’attrezzatura tecnica per l’avvio di politiche sistematiche di prevenzione e risanamento. È un processo irreversibile che, in prospettiva, potrà consentire all’Italia di acquisire, in seno all’Unione europea, un ruolo attivo e non marginale nell’elaborazione delle politiche ambientali.”

Parole che sono ancora oggi di grande attualità, ma che subito dopo danno conto di un percorso estremamente faticoso e contrastato “Al gennaio 1998, dodici Regioni e Province autonome hanno istituito le loro Agenzie. [un percorso ancora lungo che seguirà e che fu completato solamente con la legge regionale del maggio 2006 che ha istituito l’ultima delle Arpa regionali, quella della Sardegna. n.d.r.] Quel che più conta, non si tratta di vicende istituzionali separate: le nuove Agenzie confluiscono in un sistema che coinvolge, sulla base delle reciproche autonomie, il centro e il territorio, attraverso un processo coordinato e politicamente guidato dal Consiglio delle Agenzie, in cui l’Anpa esercita il ruolo d’iniziativa e d’indirizzo tecnico che le è proprio.”

In queste parole non si può che vedere la continuità con l’attuale momento di affermazione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente.

“Decisivo è stato l’impegno garantito da alcune Regioni particolarmente avanzate, non solo per la costituzione di Agenzie regionali forti, ma anche a sostegno della stessa Agenzia nazionale e della sua autonomia. Senza tali elementi di forza, questo rapporto conterrebbe il resoconto di una riforma fallita e di un ente mai nato.” Rosa Filippini esplicita questa riflessione spiegandoci che “Quest’ultimo era un riferimento alle Agenzie della Toscana, dell’Emilia Romagna e del Piemonte e ai loro primi direttori che svolsero il loro ruolo con grande passione.”

Anche questo è un aspetto ancora oggi presente. Il successo della costruzione di realtà nuove, come allora il nascente sistema agenziale ed ora il Snpa, passa anche dalla capacità di donne ed uomini che in tale ambito ricoprono ruoli importanti, di cogliere l’importanza di queste fasi e profondere il proprio impegno, il proprio “entusiasmo” per superare ostacoli e difficoltà.

Marco Talluri

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