Incendio nella discarica di Mariano Comense

In Lombardia, un altro incendio si aggiunge alla lunga serie di roghi che sempre di più interessano i depositi di rifiuti

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Lo scorso 25 marzo, per la seconda volta in poco più di un anno, la discarica di Mariano Comense, in Brianza, è stata teatro di un incendio di importanti dimensioni che ha visto all’opera, per diversi giorni, i tecnici di Arpa Lombardia.

Attivata dai Vigili del Fuoco di Como nel primo pomeriggio, la squadra emergenze del dipartimento Arpa di Como e Varese ha raggiunto il luogo dell’evento per effettuare nell’immediato le prime rilevazioni sulla qualità dell’aria nelle aree circostanti la discarica, potenzialmente più critiche per un’eventuale ricaduta. I rilievi, effettuati con strumentazione a lettura istantanea, non evidenziavano presenza significativa dei contaminanti tipici delle combustioni. Contestualmente, il Servizio Meteo regionale forniva i dati sulla direzione dei venti al Gruppo specialistico di contaminazione atmosferica, attivato dai colleghi in campo, per le valutazioni necessarie al posizionamento di un campionatore ad alto volume per il monitoraggio di microinquinanti.

Il giorno seguente, la situazione era in parte migliorata, ma i Vigili del Fuoco, data la presenza di diversi focolai ancora attivi, riferivano di non poter prevedere in che tempi l’incendio sarebbe stato domato. I tecnici Arpa, dopo aver prelevato il primo filtro dal campionatore per inviarlo al laboratorio dell’Agenzia, hanno quindi deciso di proseguire con il monitoraggio dei microinquinanti per altre 24 ore.

Nel pomeriggio del 26, il presidente e il direttore generale di Arpa Lombardia, Stefano Cecchin e Fabio Carella, hanno effettuato un sopralluogo alla discarica con l’assessore regionale all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, per verificare direttamente la situazione in corso e gli effetti dell’incendio scoppiato il giorno precedente. – “L’incendio è sotto controllo – ha detto Cattaneo ai giornalisti presenti – ma non ancora del tutto esaurito e ci sono ancora alcuni focolai presenti. Nessuna ipotesi è esclusa, anche se dopo il sopralluogo vedo meno ragioni per una natura dolosa dell’episodio”. In un primo momento, questa era infatti la causa più temuta, visto il preoccupante trend di questi episodi.

Fabio Carella, dg Arpa, ha invece fornito chiarimenti sui rilievi effettuati e sulle tempistiche delle analisi dei filtri del campionatore altovolumetrico. In relazione al monitoraggio dei microinquinanti, il direttore ha spiegato che, in base alle esperienze sugli eventi che si sono susseguiti nel tempo, in questo tipo di incendi – dopo un’impennata dei valori nelle prime 24/48 ore – la situazione rientra generalmente alla normalità nel giro di pochi giorni. Le indagini, sempre importanti e imprescindibili, vengono effettuate anche per un raffronto a posteriori dell’andamento degli inquinanti con il modello degli incendi già avvenuti.

Il monitoraggio si è ripetuto anche il 27 marzo e il 29 marzo Arpa ha effettuato un rilievo da drone, finalizzato a produrre un modello altimetrico del terreno e una immagine con risoluzione dell’ordine del centimetro per fornire un quadro estremamente dettagliato e aggiornato dello stato attuale della discarica, come base di riferimento per successivi monitoraggi.

Nei casi di incendio, è importante valutare già dalle prime fasi dell’evento la presenza di alcune sostanze tossiche (tipicamente monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico e composti organici volatili) attraverso la strumentazione a lettura immediata, in modo da poter fornire informazioni alle Autorità sanitarie, mentre campionatori fissi installati sottovento consentono il monitoraggio in continuo dei microinquinanti con tempi di mediazione di alcune ore (in genere periodi più brevi nella fase acuta e poi di durata di circa 24 ore). Una tempistica necessaria che, tuttavia, in particolare riguardo alle diossine, desta spesso preoccupazione nei cittadini, ai quali va ricordato che l’esposizione durante un episodio acuto – ma di breve durata quale un incendio – non ha un impatto significativo sulla salute.  Per la valutazione di questo parametro non è previsto un limite di legge: infatti nelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è precisato che una linea guida per la qualità dell’aria per le diossine e per i furani non è proposta, poiché l’esposizione per inalazione diretta costituisce solo una piccola proporzione dell’esposizione totale, generalmente inferiore al 5% dell’assunzione giornaliera dal cibo. In altre parole, l’esposizione di un giorno a una concentrazione in aria di diossine fino a 20 volte superiore al normale corrisponde alla dose di diossine assunta in un giorno tramite la consueta alimentazione. Pertanto, l’OMS, individua solo un valore di riferimento per la concentrazione di diossine in aria, pari a 0,3 picogrammi per metrocubo – espressa in termini di tossicità equivalente – come livello al di sopra del quale è necessario individuare la possibile sorgente emissiva e controllarla nel tempo, non per i suoi effetti sanitari diretti da inalazione, ma al fine di evitare la dispersione prolungata di questa classe di inquinanti in ambiente e da qui, nel tempo, all’uomo. Ovviamente la situazione espositiva legata all’incendio è completamente diversa, in quanto si tratta di evento emergenziale e tipicamente di breve durata.  

Infine, rispetto alle tempistiche per la consegna dei primi risultati dopo il prelievo di un filtro dal campionatore (circa 72 ore), va sottolineato che i Laboratori Arpa conducono le analisi sui microinquinanti con metodi ufficiali normati e noti a tutte le strutture tecniche specializzate. Ogni fase – dalla preparazione del campione, in particolare estrazione e purificazione, all’analisi mediante l’utilizzo di spettrometria di massa ad alta risoluzione – ha una durata di diverse ore e il dato può ritenersi validabile, e quindi affidabile, esclusivamente se tutti i criteri di qualità previsti dal metodo vengono rispettati.

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