La prospettiva della costruzione collettiva della conoscenza

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Intervista ad Alfonso Raus, esperto di progettazione partecipata, si occupa di promozione e gestione di processi di partecipazione pubblica svolgendo ruoli di facilitazione e di supporto all’azione trasformativa dei conflitti nell’ambito delle politiche ambientali, territoriali e di sviluppo locale.

Oggi c’è una questione cruciale, quella che non esisterebbero “certezze” tecniche oggettive, in quanto tutte sarebbero influenzate da un proprio punto di vista. Non ritiene che le agenzie ambientali, in quanto enti pubblici con forte connotazione tecnico-scientifica, potrebbero dare un contributo veramente “terzo” in questi processi decisionali?

Penso che bisognerebbe partire ed interrogarsi più puntualmente sul come si costruisce la conoscenza che serve per affrontare una problematica, per capire un dato fenomeno. Diverse Agenzie ambientali, ad esempio, stanno provando a rivedere i sistemi e le procedure di rilevazione, monitoraggio, analisi preventiva e in corso d’opera, non solo utilizzando al meglio le tecnologie informatiche ma anche prevedendo forme di partecipazione attiva di residenti, comunità locali, referenti di associazioni (osservazione del territorio, impatto odori molesti, ecc..).

La prospettiva della costruzione collettiva della conoscenza può qualificare l’apporto tecnico-scientifico che le Agenzie ambientali forniscono alle decisioni pubbliche. La strada dovrebbe essere quella di:

  • dialogo e confronto tra forme di conoscenza diverse
  • riconoscimento della conoscenza locale dei “non esperti” e accettazione dell’insieme delle loro prospettive legittime
  • considerare il conflitto come evento “fisiologico” e non una anomalia e quindi qualcosa da sopprimere e giudicare
  • applicazione di valutazioni multicriterio per comprendere più compiutamente la struttura dei problemi che si pongono e le molteplici dimensioni che li caratterizzano
  • applicazione di percorsi di Social Impact Assessment, cioè della valutazione dell’impatto sociale a integrazione delle procedure di VIA: rilevare “le conseguenze sulla popolazione umana di qualsiasi azione – pubblica o privata – che possa alterare le modalità in cui la gente vive, lavora, gioca, si relaziona e si organizza per realizzare i propri bisogni. In generale, tutto ciò che riguarda le persone in quanto membri della società” (Guidelines and Principles for Social Impact Assessment, Usa).

Sempre sul tema dell’impatto e delle cosiddetta “percezione del rischio”, risulta importante – soprattutto se si è in presenza di impianti esistenti – integrare ulteriormente le modalità di valutazione del rischio in relazione al contesto locale e rispetto alle dinamiche psico-sociali conseguenti: ad esempio, la percezione di chi vive nei pressi di un inceneritore è collegata a un basso senso di controllo e tendenzialmente a una bassa conoscenza della minaccia esistente che porterebbe ad un probabile aumento dello stress psicologico e psicofisico e ad una modificazione della qualità della vita.

Le agenzie ambientali, fra i loro compiti istituzionali, hanno quello di raccogliere, organizzare e diffondere i dati ambientali. Cosa dovrebbero fare secondo lei in questo ambito, per poter agevolare i processi partecipativi?

Alla luce anche dell’esperienza che stiamo realizzando in Umbria attraverso l’avvenuta attivazione dell’Arpa Forum che coinvolge i maggiori e i più attivi stakeholder, innanzitutto vanno chiarite bene ai cittadini le varie competenze e responsabilità tra istituzioni pubbliche.

Andrebbe, inoltre, pensata una strategia coordinata con le varie istituzioni locali, proprio perché la comunicazione ambientale risponde a molteplici finalità di informazione e sensibilizzazione:

  • comunicare ai cittadini i risultati ambientali delle politiche pubbliche e gli impatti delle opere pubbliche
  • informare i cittadini sulle conseguenze ambientali delle loro azioni per promuovere comportamenti corretti
  • diffondere una conoscenza di base propedeutica a processi partecipativi
  • mettere a disposizione del pubblico dati ed indicatori sull’evoluzione dello stato dell’ambiente
  • promuovere intorno alle varie questioni poste percorsi di relazione tra le Agenzie e i cittadini e le associazioni che si sono mobilitate: una conoscenza reciproca, quindi, più approfondita che si dovrebbe sviluppare anche con altri soggetti e attori coinvolti dalle varie questioni di rilevanza ambientale
  • condividere con tali realtà sociali le modalità attraverso le quali veicolare le informazioni e i dati, costituendo reti di relazione stabili per socializzare quella conoscenza che serve ed è utile per capire quello che sta avvenendo e che si sta decidendo
  • incentivare il concorso fattivo, appunto, dei cittadini e delle associazioni con funzioni di rilevazione civica di informazioni attraverso esperienze di monitoraggio sociale
  • sviluppare un confronto strategico con i mass media su una corretta e adeguata comunicazione pubblica sulle questioni e sulle iniziative in materia ambientale e di salute pubblica.

Altre risorse:

Conflitti ambientali, partecipazione e qualità della democrazia

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