Quanto costa il Snpa: verso una definizione dei costi dei servizi erogati

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Il costo stimato è di 725 milioni di euro/anno e di 100 milioni per Ispra. Al netto dei ricavi propri del Sistema, la contribuzione indiretta media dei cittadini è 11 euro/residente. L’articolazione dei costi dei diversi servizi erogati può suggerire criteri alternativi di comparazione degli impegni per garantire i Livelli essenziali di prestazione tecnica ambientale (Lepta).

Nel 2016 è stata condotta da AssoArpa una rilevazione, tra le Agenzie del sistema nazionale per la protezione ambientale (Snpa), di alcune voci contabili-finanziarie, unitamente a un’esplorazione dei conti annuali, per il triennio 2013-20151. Le principali risultanze, che potranno ispirare la definizione di regole e strumenti di governo del Sistema, enfatizzano l’importanza di una sistematica integrazione dei dati contabili con le informazioni fornite dai sistemi di controllo di gestione, i programmi delle attività e il ciclo della performance. Complessivamente, nelle Agenzie regionali e provinciali nel 2015 risultavano impegnate 9.094 persone (una ogni 6.525 abitanti), cui si sommano 1.150 addetti di Ispra.

Proiettando sul Sistema il costo effettivamente sostenuto dalle 17 Agenzie partecipanti all’indagine ne risulta una stima di 725 milioni di euro (ML€) annui (al netto degli investimenti), cui si sommano circa 100 ML€ annualmente in carico a Ispra. In media, nelle Agenzie:
– il 67% dei costi è rappresentato dal personale dipendente
– il 18% da prestazioni di servizi
– il 3% dall’acquisto di materie prime e beni di consumo
– il restante da altri costi variabili.

Le spese per il personale e per l’acquisto di materie prime si sono contratte, rispettivamente, del 3% e del 21%, mentre sono aumentati dell’8% i costi per le prestazioni di servizi. In media, il personale costa circa 50.000 euro annui per addetto.

Il Sistema è finanziato per l’85% dalle Regioni, per il 2% dai trasferimenti correnti di altri enti locali, per il 3% dai contributi diretti agli investimenti e per il restante 10% da ricavi propri riconducibili all’erogazione di prestazioni. Il trasferimento medio regionale da Fondo sanitario regionale (FSR) sfiora, per 16 Agenzie rispondenti, i 380 ML€/ anno, mentre il trasferimento medio regionale da altri fondi eccede di poco i 140 ML€.

L’incidenza dei trasferimenti regionali verso le Agenzie sulla spesa sanitaria regionale ammonta allo 0,59%, mentre scende allo 0,46% se riferita ai soli trasferimenti dai rispettivi FSR. Il grado di autonomia finanziaria, garantito dai ricavi propri, si attesta in media sul 10%.

I costi di produzione rilevati su 15 Agenzie, al netto dei ricavi propri, restituiscono una contribuzione figurativa media, per residente, di 11 euro annui, con un incremento di appena il 2% dal 2013 al 2015 (figura 1).
Se proiettata sull’intero Sistema, la contribuzione è confermata come carico sul residente (11 euro), risulta di 1.100 euro per unità di impresa attiva impattante e di 2.170 euro per km2 se riferita alla superficie territoriale.

Il carico unitario per residente è però variabile:
– in Campania, Lazio, Lombardia, Puglia e Marche risulta al di sotto degli 11 euro
– in Emilia-Romagna, Toscana e Veneto oscilla tra gli 11 e i 16 euro
– in Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Valle d’Aosta, Piemonte e Sardegna eccede i 16 euro, principalmente a motivo del ridotto numero di residenti e di un mancato conteggio delle presenze turistiche.

Al di là del valore “politico” assegnabile agli 11 euro annui mediamente sostenuti per residente, la disomogeneità riconoscibile a livello del Sistema richiama l’attenzione sulla governance di un Snpa a diverse velocità. E’ oltremodo necessario quindi disporre di elementi più efficaci per una corretta “lettura” del dimensionamento territoriale del Sistema, quali p.es. i Lepta (Livelli essenziali di prestazione tecnica ambientale), parametri dimensionali dell’operato atteso dalle Agenzie indicati dalla L 132/2016. Pare significativo privilegiare un’articolazione dei costi sostenuti nell’erogazione dei diversi servizi con riferimento alla definizione dei “costi contabilizzati” e, quindi, con esplicito rimando alla quantificazione dell’impegno degli operatori coinvolti, degli specifici costi operativi correlati e del ribaltamento dei costi indiretti generali di gestione. Per Arpae Emilia-Romagna, esempio di tale proposta metodologica è illustrata nelle figure 2, 3; si rimanda al sito per ulteriore dettaglio.

Fig. 2 – Costi contabilizzati Arpa Emilia-Romagna 2015.

Fig. 3 – Costi contabilizzati Arpa Emilia-Romagna 2015, incidenza aggregati di servizi.

A cura di Adriano Libero, Giulia Caiani
Arpae Emilia-Romagna

1Hanno partecipato: Alessandro Troiano (Arpa Lazio), Adriano Libero e Giulia Caiani (Arpae Emilia-Romagna), Sandra Boi (Arpa Valle d’Aosta), Cesare Fagotti (Arpa Toscana), Debora Giancola (Arpa Molise), Beatrice Miorini e Paola Segato (Arpa Friuli Venezia Giulia).

Nota: I documenti prodotti da AssoArpa sono disponibili sul sito dell’associazione nell’apposita sezione

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