Come cambiano i pollini, è colpa del clima? Il caso studio di San Michele all’Adige

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In un contesto di cambiamenti climatici, numerosi studi evidenziano effetti sugli ecosistemi, descrivendo un trend di anticipo generale negli eventi fenologici sia per le specie animali che vegetali, con anomalie soprattutto nella fase primaverile. Il polline aerodisperso, considerato un indicatore attendibile della fioritura di piante anemofile, può essere utilizzato come proxy dei cambiamenti climatici. Il caso studio di San Michele all’Adige (Trento).

Il caso studio riportato mostra i risultati di analisi svolte su dati di concentrazione pollinica giornalieri raccolti presso il centro di monitoraggio aerobiologico della Fondazione Edmund Mach (FEM) a San Michele all’Adige (Trento). Il centro si trova in una posizione privilegiata per descrivere il complesso mosaico di ecosistemi dell’arco alpino: aree coltivate a vigneti e meleti si alternano a zone ruderali, contesti urbani con vegetazione antropica di parchi e giardini, boschi misti decidui (pino, carpino nero, frassino, quercia) e boschi di conifere. Il monitoraggio pollinico viene svolto a San Michele all’Adige dal 1989, adottando procedure standard (UNI CEN/ TS 16868:2015), impiegando personale ben addestrato e utilizzando materiale iconografico e una palinoteca di riferimento per le fasi di identificazione dei pollini, allo scopo di assicurare la qualità dei dati raccolti.
In questo studio esplorativo sono stati considerati i taxa prevalenti che compongono lo spettro pollinico e che sono stati monitorati presso il centro per un intervallo temporale di 26 anni (1989-2014). Utilizzando diverse variabili che descrivono l’andamento stagionale dei pollini (data di inizio, picco e fine pollinazione; indice pollinico), i dati sono stati analizzati allo scopo di verificare l’esistenza di trend temporali relativi alla quantità e alla tempistica di comparsa dei pollini in atmosfera. Inoltre, i dati pollinici sono stati messi in relazione con dati meteorologici e indici climatici da essi derivati, al fine di comprendere se eventuali cambiamenti possano essere connessi a cambiamenti climatici.

I risultati mostrano una tendenza all’anticipo della data di inizio della pollinazione per circa la metà dei taxa considerati, ma con un trend significativo solo per 5 di essi. I quantitativi di polline presentano una tendenza all’aumento per la quasi totalità dei taxa considerati, significativo per la metà di essi. Le correlazioni con i parametri climatici evidenziano come la temperatura sia il fattore maggiormente influente per la data di inizio pollinazione, in particolare per le piante arboree. Correlazioni tra parametri climatici e quantitativi pollinici non risultano invece essere altrettanto marcate.
Capire come cambiano i pollini in aria, sia nella quantità sia nella tempistica e durata della stagione pollinica, e se ciò sia in relazione con i cambiamenti climatici in atto, è di particolare interesse a causa delle patologie allergiche respiratorie associate. E’ facilmente intuibile infatti come stagioni polliniche prolungate, anticipi nella fioritura, nonché quantitativi maggiori di polline in aria possano avere ripercussioni importanti su chi soffre di pollinosi.
Vai alla presentazione Come cambiano i pollini in aria: è colpa del clima? il caso studio di San Michele all’Adige (TN) a cura di Elena Gottardini della Fondazione Edmund Mach

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