Legge Ecoreati: presentata la prima relazione sull’attuazione

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La Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dall’on. Alessandro Bratti, ha presentato il 23 febbraio la relazione sulla verifica dell’attuazione della legge in materia di reati ambientali (L 68/2015). Luca Marchesi, come presidente di AssoArpa e vicepresidente Snpa, ha portato il suo contributo.

Sono stati presentati i dati relativi all’applicazione della legge, a un anno dalla sua entrata in vigore, raccolti dalla Commissione con l’ausilio del Servizio per il controllo parlamentare della Camera dei deputati e il contributo di numerose procure italiane.
Nel video messo a disposizione su YouTube sono presenti il saluto del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, e le testimonianze del presidente della Commissione, l’on. Alessandro Bratti, del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone, del presidente di Assoarpa, Luca Marchesi, e di uno dei magistrati collaboratori della Commissione, Giuseppe Battarino.

La Commissione ha riconosciuto l’importanza del lavoro del Snpa, citando e allegando il contribuito approvato dal Consiglio del Sistema nello scorso mese di novembre, al termine di uno straordinario impegno del gruppo di lavoro coordinato da Arpa Toscana (vedi focus AmbienteInforma del 15.12.2016).
Luca Marchesi, presidente di AssoArpa e vicepresidente Snpa, ha rappresentato l’impegno del Sistema e le proposte: armonizzazione dei contenuti delle prescrizioni, organizzazione delle funzioni di polizia giudiziaria in raccordo con Procure e Forze dell’Ordine, assegnazione delle risorse derivanti dall’applicazione del sistema sanzionatorio di cui all’art. 318 bis e seguenti.

«La legge 22 maggio 2015, n. 68 è frutto di un lavoro parlamentare ampio e approfondito: la sua prima fase di attuazione conferma la complessità ma anche le potenzialità del complesso normativo che ad esito di quel lavoro è stato prodotto».
Così scrive la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nella relazione sulla verifica dell’attuazione della cosiddetta legge “ecoreati”, che a maggio del 2015, dopo un lungo e travagliato iter parlamentare, ha introdotto nell’ordinamento italiano nuove fattispecie di delitto contro l’ambiente, attuando, scrive la Commissione, «il riconoscimento, all’interno del Codice penale, dell’ambiente come bene tutelato, sul presupposto della sua rilevanza costituzionale, ridisegnandone il complessivo sistema di tutela».
Sistema la cui attuazione, a poco meno di due anni dall’entrata in vigore della legge, la Commissione ha provato a valutare, precisando tuttavia che la relazione, presentata oggi a Roma, non può rappresentare «se non in termini limitati e iniziali, una valutazione complessiva di efficacia della legge n. 68».
Quella sugli ecoreati, si legge nel dossier, è «una legge potenzialmente destinata ad acquisire progressiva efficacia», ma perchè ciò avvenga occorre sciogliere le «criticità di ordine pratico e organizzativo» emerse nel corso delle indagini, legate soprattutto alle complessità tecnico-giuridiche del dettato normativo.

«L’apertura di una indagine per ciascuno dei nuovi ″eco-reati″ rappresenta, come si è visto, una ipotesi di lavoro estremamente complessa e onerosa», si legge nella relazione, «risulta dunque evidente che l’adeguata disponibilità di personale di polizia giudiziaria specializzato, in grado cioè di affrontare con maggiore preparazione ed efficacia le problematiche di ordine tecnico-scientifico che emergono nel corso delle attività di indagine relative agli ″eco-reati’’, risulta sin d’ora una delle problematiche fondamentali per porre le condizioni operative necessarie a consentire la più efficace ed efficiente attuazione degli strumenti penali e processuali introdotti dalla legge».
«Il quadro che l’analisi delinea è quello di un insieme di fattispecie penali di riconosciuta complessità tecnico-giuridica. Ciò si riflette sui tempi dei procedimenti – necessariamente adeguati agli accertamenti richiesti per poter correttamente configurare le fattispecie delittuose – e sui numeri complessivi delle contestazioni».
Stando alla relazione «è ipotizzabile che i numeri contenuti di contestazione dei delitti introdotti dalla legge n. 68 del 2015 – complessivamente almeno settantasei indagini preliminari in corso (ventisei a carico di ignoti) – ne segnalino un campo di seria e ragionata applicazione e, al contempo, che la sua entrata in vigore abbia prodotto effetti di prevenzione generale, a fronte della previsione di sanzioni più gravi».
Per approfondire:

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